NON ABBASTANZA VICINO

Silent Play

seconda tappa della trilogia sull’incontro con l’Altro

con il sostegno di

If your pictures aren’t good enough, you’re not close enough.

Robert Capa

Theáomai, da cui teatro, in greco significa “osservare con intenzione per cogliere il significato di qualcosa in una maniera che provoca una trasformazione in chi guarda”.

Un artista e un operatore di medicina umanitaria si guardano l’un l’altro e si riflettono in alcune domande. Cosa faccio qui? Perché lo faccio? Chi me lo fa fare? Chi non me lo fa fare? Chi sono i cattivi? Chi sono i buoni? A cosa serve quello che sto facendo? Qual è la giusta distanza tra l’umano e il non umano? Si può guardare l’orrore in faccia senza diventare complici di una pornografia della sofferenza?

Partendo da queste suggestioni, il pubblico è costretto a muoversi e a reagire, attraverso un dispositivo di eterodirezione sperimentato con la tecnica del Silent Play, il teatro “radio-guidato”.
Perchè la vicinanza non è solo un fattore di spazio, è soprattutto un fattore di prossimità.
Bisogna approssimarsi all'umano per fargli spazio e rendergli testimonianza. Creare uno "spazio temporaneamente autonomo" in cui vigono regole differenti, in cui il gioco dei rispecchiamenti può farsi spazio comune. Ed in questo spazio comune accettare un proprio limite, abitarlo, restare su di esso senza fuggirlo. Ascoltare e raccogliere un racconto, una domanda, una serie di domande.

di Carlo Presotto e Umberto Pizzolato
soundscape Andrea Cera
collaborazione Paola Rossi e Davor Marinković