PRIMA GUERRA-quattordicidiciotto

La Grande Guerra


Quando nasce una guerra - dio mama - so da che parte sto. Anche se non la voglio, anche se quella guerra mi ribalta lo stomaco, comunque so da che parte sto: se sono francese, poniamo, sto con la Francia; se sono tedesco sto con la Germania; austriaco con l’Austria e se sono italiano sto con l’Italia... E invece no. Se sono italiano, ma vivo in Trentino o in Friuli, può esser pure che sto con l’Austria. Anzi: sicuro che sto con l’Austria, soprattutto se questa nazione si chiama ancora Impero austro-ungarico e siamo nei primi anni del secolo passato. Però, quando una guerra nasce, finisce pure. E tutti ce lo ricordiamo quand’è nata e quando è finita. Tutti lo sappiamo e lo ripetiamo, da un secolo: la guerra del ’15-’18... E invece no. Se sono italiano, vivo in Trentino o in Friuli - che poi è austrungarìa – può esser pure che la guerra comincia prima. Anzi: sicuro che comincia prima. Soprattutto se c’ho 21 anni, massimo 40, la guerra, per me che sono italiano e sto con l’Austria, comincia nel 1914 . Però – dio benedetto - finisce come per tutti gli altri nel 1918. E quando una guerra finisce si sa finalmente chi sono i vincitori e i vinti... E invece no. Se sono austro-italiano, c’ho i miei 21 anni, massimo 40, ho buttato il sangue un anno in più degli altri italiani come me, può esser pure che non so se ho vinto o perso. Anzi: sicuro che non lo so, soprattutto se mio fratello era sull’altro fronte – “boia di un giuda” l’han chiamato – mia mamma profuga nella Italia bassa, che mi han detto “più lontana della Russia” mi han detto, la nostra casa stracciata e con la porta sbracata che sembra urlare la sua disperazione, mentre io, che almeno pianger volevo davanti a questo scempio della guerra finita, mi hanno detto di stare allegro che ora siamo in Italia, che anche se non ho più niente e se ho sparato dalla parte sbagliata, ora siamo in Italia. Cristo! Anche il diritto alla disperazione m’hann tolto che adesso, dicono, siamo in Italia, dicono. Non so quindi, se ho vinto o se ho perso. So solo che gli austriaci m’hanno dato addosso perché non si fidavano di noi italiani, che gli italiani m’hanno dato addosso perché non si fidavano di noi italiani di Cecco Peppe, che Mussolini m’ha dato addosso e m’ha nascosto i miei morti all’ombra di Battisti, che io non ho voluto la maledetta guerra, che ho sparato a un nemico che non m’è nemico, che m’hanno chiamato dai campi - tempo un giorno - per andare in trincea e che nessuno m’ha risposto alla domanda: ma io, da che parte sto?
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La prima guerra mondiale vista da un’angolazione particolare, con gli occhi degli italiani di confine. Prima Guerra nasce grazie al prezioso contributo del Museo della guerra di Rovereto e del Museo storico di Trento, alle testimonianze raccolte nei loro archivi, testimonianze di una lacerazione profonda delle coscienze in quelle zone dell’Italia che, all’inizio del primo conflitto mondiale, si trovavano oltre confine e che lasciarono sul campo decine di migliaia di morti misconosciuti dalla storia che, come sempre, fu scritta dai vincitori.

Teatro dell'Argine
La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale

con Mario Perrotta e Paola Roscioli 
musiche originali eseguite dal vivo da
Mario Arcari (oboe, clarinetto, percussioni)
Enrico Mantovani (chitarre)

Permesso Siae